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28 Novembre 2007 Valtrompiaset Nr.27 del 26/11/2007: "11 Novenbre 2007, nasce il Comitato Antiusura della Valle Trompia..."
12 Novembre 2007 Il Brescia: “Usura, la lotta parte dalla valle: noi, ex vittime, la sconfiggeremo”
9 Novembre 2007 Teletutto: su Brescia e i Bresciani “NASCE UN COMITATO CONTRO L’USURA”
7 Novembre 2007 Giornale di Brescia “COMITATO ANTIUSURA IN VALTROMPIA”
4 Novembre 2007 Teletutto: “NASCE UN COMITATO CONTRO L’USURA”
29 Ottobre 2007 Rai3 Regione: “NASCE IL PRIMO COMITATO CONTRO L’USURA DELLA PROVINCIA DI BRESCIA”
29 Ottobre 2007 Sul sito della Regione Lombardia: http://www.famiglia.regione.lombardia.it/np/notizia.asp?idnews=12249
29 Ottobre 2007 Bresciaoggi: “UN COMITATO CONTRO L’USURA”
26 Ottobre 2007 Giornale di Brescia: “USURA: NEI GUAI INSOSPETTABILI PENSIONATI”
------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- 5 NOVEMBRE 2007 (- 6 GIORNI ALLA 'NOSTRA' NASCITA) ...oggi e' un giorno importante perchè è stato arrestato il 'poco' signor Lo Piccolo, mafioso ricercato da tanto tempo, pluriomicida, specializzato in estorsione ed usura: il nascente Comitato Antiusura della Valle Trompia plaude alle forze dell'ordine, nel ricordo delle migliaia di morti per mafia. --------------------------------------------------------------------------------------------------- AMPIO ECO SUI MEDIA LOCALI ALLA NOTIZIA DELLA NASCITA DEL COMITATO >>> CLICCA QUI --------------------------------------------------------------------------------------------------- ESTORSIONI: TANO GRASSO, “UNA LEGGE PER DENUNCIA OBBLIGATORIA” (ANSA) - PALERMO, 4 GIU – Un disegno di legge che imponga alle vittime del racket di denunciare gli estorsori. È la proposta che la Federazione Antiracket Italiana, presieduta da Tano Grasso, farà al ministro dell'Interno Giuliano Amato nel corso di un incontro che si terrà giovedì al Viminale. Un'idea destinata a far discutere. Il provvedimento prevede che al taglieggiato che non dovesse rivolgersi alle forze dell'ordine per segnalare la richiesta di pizzo possano applicarsi sanzioni amministrative come l'incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione o la chiusura temporanea dell'attività commerciale. «Non siamo più agli inizi degli anni Novanta - spiega Tano Grasso - quando la ribellione era un gesto eroico. Sono, ormai, in tanti a non pagare, in molte parti di Italia c'è un associazionismo forte che garantisce la sicurezza delle vittime e, soprattutto, le forze dell'ordine hanno raggiunto una forte sensibilità e una ottima professionalità». «In reati come l'estorsione - continua - l'acquiescenza ha conseguenze negative per tutti. Per chi ha il coraggio di non pagare, che si trova sovraesposto, e per tutto il mercato. Insomma,l'indifferenza non è più un fatto privato». Grasso precisa che la nuova previsione di legge non rientrerebbe nell'ambito del diritto penale. «La magistratura applica già l'ipotesi del favoreggiamento a chi nega le richieste di pizzo - continua - Io penso a un procedimento amministrativo simile a quello che si adotta per i possessori di stupefacenti». (ANSA). ESTORSIONI:GRASSO(FAI), ”PUNIRE CHI NON DENUNCIA IL PIZZO” ANSA COMMERCIANTI, DUE VOLTE VITTIME (di Lara Sirignano) (ANSA) - PALERMO, 4 GIU – Cedere al ricatto dell' estorsione non è più solo un fatto privato. Il commerciante che paga sovraespone chi ha il coraggio della denuncia e danneggia l'intero circuito economico. Un giudizio duro, espresso dalla Federazione Italiana Antiracket che, stavolta, però, non si limita alle stigmatizzazioni e arriva a proporre una legge che renda obbligatoria, per le vittime del pizzo, la denuncia. Pena, sanzioni amministrative come la chiusura dell'attività. Ma dal coro quasi unanime di politici e magistrati, favorevoli all'idea, seppure con alcuni distinguo, si leva il secco no delle potenziali vittime, commercianti e imprenditori, che dichiarano: «meglio la sanzione della denuncia». Nell'idea, Tano Grasso, presidente onorario della Fai, ci crede davvero. Tanto da farsene portavoce col ministro dell'Interno Giuliano Amato. «Non siamo più agli inizi degli anni Novanta - spiega -, l'epoca di Libero Grassi, quando la ribellione era un gesto eroico. Sono, ormai, in tanti a non pagare. In molte parti di Italia c'è un associazionismo forte che garantisce, insieme alle forze dell'ordine, la sicurezza delle vittime». «In reati come l'estorsione - continua - l'acquiescenza ha conseguenze negative per tutti. Insomma, l'indifferenza non è più un fatto privato». La denuncia obbligatoria, poi, non avrebbe nulla a che fare col codice penale. «Penso a un procedimento amministrativo simile a quello che si adotta per i possessori di stupefacenti», spiega. Le forze dell'ordine dovrebbero «girare» la notizia della condotta al prefetto che, dopo un colloquio con la vittima reticente, potrebbe applicare sanzioni come l'incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione o la temporanea chiusura dell'attività. Ma, se sulla necessità di «incentivare la reazione delle vittime» magistrati, politici e esponenti delle associazioni di categoria sono sostanzialmente d'accordo, sul metodo le reazioni sono caute. Il presidente della commissione Antimafia Francesco Forgione e il pm della Dda di Palermo Maurizio De Lucia puntano il dito contro chi nasconde, dietro l'alibi della paura, una «convivenza omertosa» e propongono «premi» per chi al pizzo dice no. Diversa l'opinione di Nino Salerno, presidente di Confindustria Palermo e Rosanna Montalto, imprenditrice, responsabile del progetto 'Obiettivo legalita« di Confcommercio che, pur plaudendo a iniziative che spingano alla denuncia, ricordano che »chi paga è anche vittima e che commercianti e imprenditori nutrono un enorme senso di sfiducia nella classe politica da cui si sentono abbandonati«. Fanno muro, invece, i commercianti. »Sarebbe come pagare due volte il pizzo, prima alla mafia e poi allo Stato. Le istituzioni non ci aiutano, quindi anche la denuncia non serve a nulla«, dice Giuseppe Restivo, titolare di un negozio nel centro storico di Palermo, uno dei tanti a cui la proposta di Grasso proprio non piace. E a Palermo chi la pensa in modo diverso è davvero un'eccezione: come Francesco Bertolino che, oltre ad essere commerciante, è uno dei fondatori del comitato »Addiopizzo«.»È arrivato il momento - dice - di mettere lo Stato in condizione di difenderci e ciò può accadere solo se si verifica una precondizione che è la denuncia«. (ANSA).
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